La storia della Panda 4x4 inizia nel 1983, solo tre anni dopo il debutto del modello originale disegnato da Giorgetto Giugiaro. La versione Country Club è stata introdotta per riproporre i contenuti di eleganza e comfort che definivano le versioni top di gamma, con l'obiettivo di confermare il successo del modello nei principali mercati europei. Si rivolgeva a un pubblico che desiderava un'auto capace di affrontare qualsiasi terreno, ma senza rinunciare a un certo grado di raffinatezza estetica e dotazioni di serie più ricche.
Innovazioni e Design :
Il design della Panda, caratterizzato da forme squadrate e minimaliste, era già di per sé rivoluzionario per l'epoca, ottimizzando lo spazio interno e rendendo l'auto sorprendentemente abitabile per le sue dimensioni esterne.
La versione Country Club ha introdotto personalizzazioni specifiche:
- Esterni: Si distingueva per colori di carrozzeria metallizzati, passaruota supplementari e un portapacchi specifico di serie. Un nuovo logo e la scritta "Panda 4x4" stampata sul portellone completavano l'identità del modello. Le cerniere esterne delle portiere, semplici ed economiche, erano un tratto distintivo di tutta la prima serie, a dimostrazione di una filosofia costruttiva che badava alla sostanza.
- Interni: L'abitacolo offriva un volante schiumato e nuovi tessuti per i rivestimenti dei sedili, oltre a un mobiletto di ricoprimento del comando cambio rinnovato. L'inclinometro, utile per le avventure in fuoristrada, era di serie, mentre il tetto apribile rappresentava un optional molto richiesto.
Motore e Meccanica
Sotto il cofano, la Country Club adottò un nuovo motore ecologico di 1108 cc con marmitta catalitica, sonda lambda e iniezione elettronica single port, in linea con le normative dell'epoca. L'aumento della cilindrata (che portò la potenza a 51 CV) migliorò le prestazioni, pur mantenendo la proverbiale affidabilità e l'efficienza della vettura.
Il punto di forza rimaneva, ovviamente, il sistema di trazione integrale, che rendeva la Panda 4x4 inarrestabile su terreni difficili, neve, ghiaccio e pendenze ripide, guadagnandole la fama di "piccola montanara". Nonostante le sospensioni posteriori a balestre fossero piuttosto rigide e il comfort ne risentisse leggermente, la tenuta di strada e la versatilità erano considerate eccellenti.